Il Progetto

Il progetto rientra nel piano triennale delle attività 2021-2024 dell’Istituto Italiano di Studi Germanici. L’obiettivo di fondo è indagare, adottando il metodo della Konstellationsforschung di Henrich e Frank, gli sviluppi della nozione nietzscheana di “buon europeo” nella cultura filosofica e letteraria del ’900, prestando attenzione alle relazioni fra intellettuali di lingua italiana e tedesca.

La moderna riflessione filosofica sull’antico concetto d’Europa, intrapresa nella cultura tedesca almeno sin dal Settecento con Herder, nel Novecento è stata alimentata da due istanze contrapposte: da una parte la rappresentazione dell’Europa come luogo geopolitico in cui si compie il destino dell’umanità, dall’altra l’Europa come incarnazione di un ethos filosofico, letterario e artistico in costante divenire, caratterizzato da una contaminazione di prospettive diverse, capaci di elaborare forme di autocritica delle proprie crisi e sviluppare una visione cosmopolitica.

Con questo progetto si vuole esplorare questa seconda via nella consapevolezza di quanto sia dialetticamente intrecciata con la prima. Il punto di partenza sarà il recente dibattito sulla nozione nietzscheana di “buon europeo” (cfr. Crescenzi-Gentili-Venturelli 2017; Gori-Stellino 2016), che presenta spunti per ulteriori approfondimenti, anche alla luce del panorama contemporaneo. Centrale sarà la valorizzazione nietzscheana delle radici mediterranee dello spirito europeo e quindi lo sviluppo di un pensiero anti-metafisico e zetetico (per dirla con Leo Strauss interprete di Socrate), ossia un pensiero che “catalizzando il suo impulso nichilistico” elabora uno scetticismo costruttivo attraverso cui si sottopone a una continua autocritica producendo un autosuperamento dei propri presupposti. In quest’ottica sarà fondamentale interrogarsi sul modo in cui dal pensiero sullo spazio culturale europeo sia sorta una prospettiva “sovraeuropea” e cosmopolitica.

Il progetto si concentrerà principalmente sulla ricezione e rielaborazione novecentesca delle istanze racchiuse nella nozione nietzscheana di “buon europeo”, con particolare attenzione ai diversi modi in cui ciò è avvenuto fra pensatori di lingua tedesca e italiana. Obiettivo finale, ancora non perseguito sistematicamente dalla critica, sarà descrivere un canone del pensiero novecentesco sulle radici mediterranee dell’Europa, attraverso un rigoroso approccio filologico, storico e filosofico.

Il metodo della Konstellationsforschung – delineato da Henrich (1991, 1992, 2004), Frank (2001) e in Mulsow-Stamm (2005) – prevede l’analisi non solo delle opere edite degli autori ma anche di carteggi e progetti di rivista, così come la ricostruzione dei contesti e delle reti di scambio culturale tra gli intellettuali attivi all’epoca, costituite il più delle volte da influenze spesso non esplicitate. La sua adozione consentirà di studiare gli intrecci fra tre costellazioni di studiosi in tensione dialettica fra loro:

1) I pensatori che, riprendendo la nozione nietzscheana di “buon europeo”, hanno diagnosticato a cavallo fra le due guerre la crisi dell’Europa e della modernità e che, cercando terapie di stampo più filosofico e culturale che politico, hanno fornito un modello di definizione della cultura europea ancora da esplorare. Si pensi a Warburg (in particolare 1908, 1912 e 1920-; cfr. Gombrich 1999) e al modo in cui influenza Cassirer (1927), a Husserl (1922/24, 1936 e manoscritti correlati; cfr. Manca 2016; Miettinen 2020), a Valéry (1957), Zweig (1925, 1935, 1942), T. Mann (1918 e 1938; cfr. Crescenzi 2006; Cantillo-Conte-Dionise 2012; Rossi-Costagli 2020), E.R. Curtius (1925, 1932, 1948).

2) I filosofi di origine ebraica che – allievi e lettori non solo di Heidegger, da cui a gradi diversi prendono le distanze (cfr. Volpi 1998 e Wolin 2015), ma anche dei pensatori appena menzionati – hanno proseguito la riflessione sulla crisi della modernità nei decenni successivi alla Seconda Guerra Mondiale incarnando la figura dell’intellettuale sradicato, disincantato e inattuale e insistendo sulla necessità di ripensare il lascito delle culture nate nel bacino del Mediterraneo (ebraica, greca, latina, araba e rinascimentale). Esemplificative in questo senso sono le figure di Hannah Arendt, Leo Strauss e Karl Löwith (cfr. in generale Fossa-Romani 2017; Altini 2014, 2012, 2007 e Manca 2019 su Strauss e Löwith; Velkley 2011, Fussi 2011, Lastra e Monserrat-Molas 2016 su Strauss; McCarthy 2012 e Maggini 2015 su Arendt).

3) Gli intellettuali italiani che frequentando gli istituti di cultura italiani ed esteri hanno elaborato la loro riflessione sull’Europa mediando fra la cultura filosofica e letteraria italiana e quella tedesca. Tra questi figurano Ernesto Grassi, Antonio Banfi, Carlo Antoni e molti di coloro che hanno svolto la loro attività di ricerca e insegnamento in Italia fra Roma e Pisa (Calogero, De Negri, Scaravelli, Cantimori; cfr. ad es. Biscuso-Gembillo 2003; Russo, Amoroso et al. 1996; Sasso 1997 e 2005 e con Cesa 1997; i volumi a cura di Musté, Trinchese, Vacca 2018 e Ciliberto 2016). Particolare attenzione dovrà essere riservata al decennio 1928-1938, periodo in cui non solo vengono invitati a Roma Heidegger e Schmitt ma vi soggiornano Warburg, Curtius e Löwith (cfr. Warburg-Bing 2005 e Löwith 1986).

Quest’impostazione permetterà: 1) di leggere sotto una nuova luce gli scambi reciproci fra cultura artistico-letteraria e filosofica; 2) di indagare il contributo fornito al dibattito sui caratteri della moderna cultura europea dalle riflessioni sull’eredità culturale delle antiche civiltà sviluppatesi nel bacino di Mediterraneo; 3) di interrogarsi sul ruolo assolto nel Novecento dallo studio di periodi importanti dell’epoca moderna, come il Rinascimento e l’età di Goethe, per il recupero della capacità autocritica del pensatore contemporaneo; 4) di esplorare il significato filosofico di esperienze come l’esilio e la migrazione.

Oltre il biennio si potrà sviluppare la ricerca considerando il modo in cui la cultura europeo-mediterranea sia stata influenzata e poi trapiantata non senza trasformazioni in Nordamerica (cfr. Gori 2019; Manca-Nunziante 2020) e sondando il contributo ch’essa potrebbe fornire ai più recenti dibattiti sul rapporto tra Nord e Sud d’Europa e sulla funzione del Mediterraneo nella costruzione dell’identità europea (es. Canfora 1996, 2004, 2017; Cassano 1996 e con Zolo 2007; Latouche 2000; Matvejević 1991, 1995; Reitani 2014; Krienke – Staudacher, hgg. 2009).